Il coordinatore provinciale del Pdl Luca Agresti fa il punto sulla situazione politica
"Monica Faenzi è una straordinaria risorsa per marcare una vera discontinuità"
Giacomo D'Onofrio
GROSSETO - C'è chi dice che, fra quelli toscani, Luca Agresti sia uno dei coordinatori del Pdl più fortunati: tanti "big" (un ministro, due parlamentari, due consiglieri regionali concentrati in un unico territorio sono in pochi a permettersi, nel centrodestra del Granducato.
Agresti, cosa indossa per guidare un partito così articolato: l'elmetto, il cilicio, la corona del pavone?
"Niente di tutto questo. Faccio ricorso solo ad un grande senso di responsabilità. Ne serve, perché dobbiamo riuscire a centrare risultati molto alti. Tante persone ci guardano: le ultime Europee ci hanno assegnato l'onore e l'onere di essere il primo partito in provincia di Grosseto. Per questo dico che non deve mai vincere l'ambizione personale, ma il gioco di squadra".
Sembra un messaggio a nuora perché suocera intenda...
"Ma figuriamoci! E' una riflessione che vale prima di tutto per me e poi che rivolgo a tutto il Pdl".
Monica Faenzi candidata alla presidenza della Regione che cosa significa e che cosa rappresenta per voi?
"Rappresenta senza dubbio la novità a livello regionale e provinciale. E' la prima donna a candidarsi governatore della Toscana, è una delle poche donne che in questa regione hanno maturato responsabilità politica e amministrativa, vincendo sempre per merito e mai per appartenenze: nel centrodestra toscano questo non accade mai, perché mai partiamo favoriti agli occhi delle tante nomenclature che agiscono nel sottobosco del potere. Di lei tutto si può dire tranne che non sia una donna di valore ".
Sarete capaci, in meno di due mesi, a convincere anche i toscani? Di Enrico Rossi ormai da settimane ci sono già i manifesti coi punti salienti del suo programma, nel Pdl la candidatura è spuntata all'ul timo tuffo...
"E' indubbiamente una battagli, irta di difficoltà, ma l'entusiasmo che immediatamente si è creato attorno al nome di Monica Faenzi ci fa dire che la nostra non è una corsa di pura testimonianza. Ci siamo, forti di una considerazione: gli ultimi 15 anni di vita politica ci hanno dimostrato che esistono battaglie difficili, ma non impossibili In Toscana i casi di Grosseto, Arezzo, Prato, Lucca in segnano, così come insegnano la vittoria del centrodestra a Bologna e, nel 2008, Roma".
Ma Rossi è un osso duro: preparato, competente, politico d'esperienza, da dieci anni assessore alla Sanità. Non basterà più issare la bandiera del l'alternanza.
"E' vero, ma è vero anche l'oppo sto dal momento che Rossi è stato il primo a usare la parola disconti nuità rispetto al prossimo governo della Toscana. Il fatto è curioso perché ultimamente i candidat del Pd in Toscana impostano lc campagne elettorali prendendo lc distanze da quel potere che loro stessi stanno gestendo. Sembri che se ne vergognino... Vorrà dire allora che è vero che c'è da cani biare passo! Rossi potrà smarcars quanto vuole da Martini, ma sempre suo assessore per dieci anni È stato".
Ammesso che tutto ciò sia vero, l'onere della prova spetta al Pdl. Siete voi a dover convincere la maggioranza dei toscani a cambiare il loro voto.
"Non c'è dubbio. Per questo lancio l'appello alla mobilitazione. Il Pdl dovrà dimostrare in questa campagna elettorale di che stoffa è fatto. Ci sono realtà della provincia in cui siamo radicatissimi (penso all'Isola del Giglio, a Castiglione della Pescaia), altre - vedi Follonica - in cui dopo lo straordinario risultato di Simone Turini dobbiamo consolidarci, altre ancora dove dobbiamo incrementare. Il clima è buono: credo nel risultato".
Senza girarci troppo intorno: per il Pdl le Regionali saranno un test decisivo rispetto alle amministrative del 2011, quando si voterà a Grosseto, a Scansano e in tre Comuni governati da voi, Orbetello, Castiglione della Pescaia e Roccalbegna. Le elezioni provinciali hanno dimostrato che nel voto amministrativo qualche debolezza l'avete: è tranquillo?
"Chi fa politica tranquillo non può e non deve esserlo mai. Però dico anche che ogni tornata elettorale ha una storia a sé. Comunque non voglio sottrarmi. Credo che il centrodestra abbia imparato a caro prezzo la lezione del 2006; è stata un punto di svolta, che ha indubbiamente creato difficoltà alla classe dirigente, che in parte è andata anche persa e che a volte si è fermata. Abbiamo, dunque, la necessità - proprio in vista della battaglia del 2011 - di aprire una fase nuova, che muova da una classe dirigente almeno in parte rinnovata e da un programma elettorale che offra la visione di un capoluogo che guarda al futuro. Lo dico chiaro: basta stare con lo sguardo rivolto al passato. Il centrodestra, se vorrà tornare a vincere, dovrà confrontarsi su quel che vorrà fare non su quel che ha fatto. E - lo ripeto - nella chiarezza di una visione,`.
Dica la verità: pensate di aver sottovalutato, in questi anni, l'Amministrazione Bonifazi?
"Per natura sono portato a non sottovalutare mai l'avversario politico, soprattutto quando è legittimato dal voto dei cittadini. Tuttavia non mi pare di dire una cosa strampalata se affermo che questa Amministrazione non sarà ricordata come una delle migliori. Anche al centrosinistra sta paurosamente mancando una visione di città, se si esclude la reiterata volontà di cancellare tutto quello che hanno trovato in eredità. Senza contare il clima di continua tensione interna, che la maggioranza non ha fatto nulla per nascondere o mitigare. Ormai dalle parti del centrosinistra ci sono relazioni lacerate e c'è uno sbandamento evidente sulle cose da fare. Detto questo, però, dico con altrettanta franchezza che al centrodestra non basterà puntare il dito sulle debolezze, le inconcludenze e i fallimenti del centrosinistra. Dovremo saper offrire ai cittadini una rinnovata visione del territorio, sulla quale costruire un'alleanza vasta e civica e di vera alternativa, che apra ad un percorso di medio-lungo termine".
Con a capo chi? I nomi circolano già: Mario Lolini, Alessandro De Carolis, Laura Cutini...
"Il Pdl chiuderà sui nomi dopo le Regionali, perché occorre definire per tempo una candidatura intorno alla quale costruire l'alleanza, per poi partire con una grande campagna elettorale. Il Pdl può tornare a vincere a due condizioni: primo, se saprà individuare un candidato che più di altri si mostri capace di intercettare il consenso dei cittadini, ma anche della classe dirigente diffusa del capoluogo; secondo, se saprà dimostrarsi il perno di un'alleanza ampia, che parta prima di tutto da un rinnovato rapporto con l'Udc. Queste sono le due discriminanti e su queste lavoreremo. Perché deve essere chiaro a tutti che o il Pdl si assume la responsabilità e dimostra la capacità di saper allargare e includere oppure, da solo, sarà condannato a vincere solo all'Isola del Giglio. Non credo lo voglia nessuno...".
Agli Stati generali del Pdl Alessandro Antichi ha lanciato la proposta delle primarie per scegliere i prossimi candidati sindaco. E' la strada?
"Può essere una strada, non l'unica. Oggi nello statuto del Pdl le primarie non sono contemplate e quindi, prima di tutto, andrebbero previste e regolamentate in modo chiaro, perché non sono solo un fatto di Grosseto. E comunque non mi impicco alle forme, mi interessa di più che la politica, tutta, recuperi la dimensione partecipativa della democrazia. Che non si assicura solo con le primarie, le quali restano uno dei mezzi, ma non il fine. Nel Pd sono regolamentate, ma sempre più spesso mi sembrano una foglia di fico dietro la quale si nascondono mille contraddizioni. Attenti a osannarle troppo, le primarie. Comunque, non mi impicco allo strumento, purché però, se poi viene adottato, valga per ogni livello di candidatura".
Messaggio ai big del Pdl?
"E' un messaggio a tutti. Me per primo".
Intanto per la Regione le candidature sembrano cosa fatta: bis per Alessandro Antichi e Andrea Agresti.
"Mi limito a ripetere quel che ha detto il vice coordinatore del Pdl toscano, Riccardo Migliori: saranno garantiti percorsi di continuità per chi ha svolto un suo ruolo in Regione. Questo sarà il criterio in tutta la Toscana".
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