«Faenzi guida il rinnovamento»
#Il coordinatore regionale del Pdl, Parisi: «Liste eccellenti per sfidare la sinistra, mix tra giovani ed esperienza. Targetti? Scelta per coprire la continuità di Rossi»
MARCO BASTIANI
Onorevole Parisi, la fatica per la composizione delle liste è finita. Come giudica il risultato che sarà presentato agli elettori alle prossime regionali? La composizione delle liste è sempre complessa. Lo è a maggior ragione in Toscana per il tipo di legge elettorale adottata e lo è anche perché siamo alla prima prova elettorale regionale del nuovo partito, il Pdl, quindi con una complessità aggiuntiva. Analoghe complessità, comunque, si sono registrate in tutte le regioni d'Italia, anche dove ci sono le preferenze: le esclusioni dalle liste esistono anche lì. Credo che il risultato finale, al di là della comprensibile amarezza di chi è stato escluso, sia eccellente. Sono liste molto competitive che rispecchiano l'innovazione rappresentata anche della nostra candidata alla presidenza Monica Faenzi. Alcuni quadri di partito lamentano proprio un eccessivo tasso di rinnovamento. Il rinnovamento c'è, ma è stato coniugato con l'esperienza di un nucleo forte di consiglieri uscenti ricandidati. Certo, il rinnovamento è più forte da noi che nel Pd. Le conferme raggiungono il 44 per cento, a differenza di un 63 per cento di conferme nel Pd. Più in generale, ben un terzo dei 53 candidati che porteranno avanti in Toscana il messaggio del Governo del fare è sotto i 40 anni, e, almeno sei, sono in posizione di possibile eleggibilità. Molti giovani sono della generazione Pdl. Nelle liste c'è inoltre una concreta rappresentanza del centrodestra di governo. Sono infatti una decina i sindaci e gli assessori candidati nelle liste della Toscana, a dimostrazione che esiste già un centrodestra di governo e ora lo vogliamo valorizzare. Le donne in lista sono 20, ovvero il 36 per cento del totale, e di queste, sette sono sotto i 40 anni. Resta il fatto che gli esclusi hannoprotestato negli organismi di partito e anche pubblicamente. Nella Prima e nella Seconda Repubblica il tasso medio di ricambio della Camera dei deputati è stato mediamente del 40 per cento, con punte del 45 per cento, sia con le preferenze, sia con la legge maggioritaria, sia con la legge attuale.Etutti si sono sempre lamentati dello scarso ricambio generazionale del Parlamento. Questa volta abbiamo cambiato troppo? Io non credo. Poi concretamente chi è toccato in prima persona lo giudica un disastro, maè un tasso di cambiamento fisiologico. Quali sono stati i criteri guida per la scelta? La legge toscana è molto complessa. Noi dovevamo assicurare il rispetto di alcuni principi: la copertura di tutte le province, assicurare una rappresentanza idonea ai partiti co-fondatori del Pdl e garantire un grado di rinnovamento accettabile. Il tutto avendo in sei province due uscenti e a Firenze quattro. Se non avessimo cambiato nulla, restando all'opposizione qualcuno sarebbe rimasto a casa lo stesso in virtù della riduzione del numero dei consiglieri. Ma il partito non è qui a ratificare la continuità, ha invece creato un giusto mix fra continuità e innovazione, tenendo conto di un ultimo fattore: i coordinatori regionali hanno dovuto rappresentare questa complessità ai vertici nazionali del partito a cui spetta, per statuto, la decisione finale. Come commenta lo strappo di Alessio Bonciani e Samuele Baldini che, in una lettera a Berlusconi, hanno rimesso il loro mandato di coordinatore cittadino e di vicecoordinatore provinciale a Firenze? Non commento le decisioni dei coordinatori, di cui non conosco i contenuti. Mi limito a dire che si chiamano elezioni regionali e che le valutazioni sono nazionali e regionali, non provinciali. Nel caso della legge toscana, con le liste bloccate anche nelle Province, la competenza poi ce l'ha il vertice nazionale. Ma anche nelle altre Regioni, dove per le liste provinciali ci sono le preferenze, le candidature sono di competenza del coordinatore regionale d'intesa con il vice-vicario e sentiti i coordinamenti provinciali. Quindi, i coordinamenti provinciali non decidono neanche nel resto d'Italia. A fronte di questo non capisco il senso politico e statutario di questo gesto, visto che non sono competenti. Firenze, inoltre, non è stata sacrificata nella composizione delle liste. In un quadro di riduzione dei consiglieri aveva quattro uscenti. Le liste prevedono due riconferme con tre entranti sicuri che potrebbero arrivare fino a cinque a seconda del risultato elettorale. Se questi tassi di ricambio non fossero stati applicati anche alle elezioni per il Parlamento da un partito nazionale che ha dimostrato di essere lungimirante oggi non avremmo un gruppo parlamentare toscano con quattro 40enni e molto apprezzato. Però non si può negare che la legge elettorale toscana pone i candidati in una condizione diversa rispetto al resto d'Italia. Questo è vero. Però il partito come corpo vivo di iscritti ancora non c'è. Abbiamo aperto da poco la campagna di tesseramento. Ecco, oggi credo che se costruiremo davvero quel partito da un milione di iscritti che ci chiede il presidente Silvio Berlusconi, alle prossime elezioni sono pronto a battermi perché si possa chiedere agli organi nazionali del partito un'interpretazione diversa dello statuto per una legge elettorale che è diversa dalle altre. In questo modo si potrebbero lasciare i cinque membri del listino alla competenza del partito regionale e nazionale, e dare alle singole province, intese come assemblee degli iscritti, il compito di decidere l'ordine dei listini provinciali. Sono stati presentati da poco i due candidati vicepresidenti di Pd e Pdl, Stella Targetti e Riccardo Migliori. Quale valutazione dà di queste scelte? Desidero ringraziare Riccardo Migliori per aver accettato la proposta di Monica Faenzi. È il segno più tangibile dell'unità del Pdl, che non è mai stata messa in discussione dalla disponibilità che Migliori aveva dato a essere candidato come presidente. Migliori ci porterà la sua esperienza che completerà l'entusiasmo e la bravura di Monica. La scelta della sinistra, invece, mi pare una sorta di foglia di fico. Consapevoli di aver proposto una candidatura nel più grigio continuismo, qual è quella di Enrico Rossi, avevano necessità di portare avanti un segnale di attenzione alla società civile. Ma è solo un bluff. Noi non abbiamo bisogno di foglie di fico, visto che siamo i politici del fare e del cambiamento
