NESSUN PROBLEMA di insolvenza. Le opposizioni si limitano a svolgere un ruolo strumentale generando un clima di allarme». Queste le dichiarazioni rese a giugno dal sindaco Lidia Bai in merito alla scadenza della prima tranche del risarcimento da pagare all’impresa Pizzarotti, 500mila euro, per le controversie insorte nel corso della costruzione del carcere mandamentale in località Camilletta, per il quale l’amministrazione mineraria deve adesso pagare entro gennaio un milione e 155mila euro, da finanziare attraverso la vendita di parte del patrimonio comunale. Ma i contenuti di una recente determinazione dirigenziale, secondo il gruppo consiliare di opposizione Massa Comune, sembrano testimoniare difficoltà del Comune ad onorare gli impegni assunti con la ditta edile emiliana, sottoscritti ufficialmente lo scorso 10 febbraio. «Ad oggi — puntualizza il gruppo di opposizione — l’emissione di numerosi bandi pubblici per la vendita di terreni nel capoluogo (via Aldo Moro e via della Repubblica) e a Valpiana per fare fronte al risarcimento, hanno dato esito negativo mettendo in gravissima difficoltà il Comune che, rifiutando il ricorso ad anticipazioni di tesoreria per evitare crisi di liquidità con l’aggravio di consistenti interessi passivi, ha chiesto alla Pizzarotti una proroga dei termini per il pagamento, La ditta emiliana, per altro, non ha risposto».
Pertanto, forse per prendere tempo in attesa dell’improbabile vendita dei terreni con un nuovo bando pubblico, già pubblicato all’Albo Pretorio, il Comune ha pagato un acconto alla Pizzarotti (100mila euro, invece di 500mila), rinviando gli altri pagamenti a nuove determinazioni da parte della Pizzarotti e del Ministero di Grazia e Giustizia, proprietario dell’immobile, al quale è stato addirittura chiesto di sostituirsi al Comune per il pagamento del risarcimento al quale vanno aggiunti 12mila euro di spese legali.
UNA DECISIONE che «sembra testimoniare lo stato di confusione amministrativa che permea il Comune, il quale pare trascurare il fatto che l’ente locale abbia svolto le funzioni di stazione appaltante per conto del Ministero, competente al controllo degli atti preliminari alla procedura di affidamento dei lavori, anche se affidati, come nel caso specifico, a soggetti esterni. Non si vede in che modo, conclude Massa Comune, il Ministero possa farsi carico delle eventuali negligenze tecnico amministrative della stazione appaltante, chiamata adesso a far fronte alle proprie eventuali responsabilità, anche se, a parere di alcuni organi amministrativi, esisterebbero soluzioni tecniche in grado di garantire il rispetto degli impegni assunti e gli equilibri di bilancio»
