giovedì 24 giugno 2010

Nomine partecipate, bufera nel Pd.

PANORAMA POLITICO
Coseca, cinque Comuni contro tutti Si spacca l’assemblea, beffati gli altri soci e la Provincia: eletto Valente

Una frattura istituzionale che condizionerà le amministrative e il congresso Pd. In rivolta gli artigiani

GUIDO FIORINI
GROSSETO. Una spaccatura a livello politico e istituzionale. Una “faglia di Sant’Andrea” che mette in discussione l’unità del Pd, le scelte per le amministrative, il segretario, i passaggi in materia urbanistica in alcuni Comuni.
La bomba è scoppiata ieri all’assemblea del Coseca, nonostante i tentativi del presidente della Provincia Leonardo Marras di riportare i protagonisti alla ragione: cinque Comuni, in disaccordo con tutti gli altri e la Provincia stessa, hanno eletto il Cda dell’azienda. E, come già era apparso chiaro martedì, hanno cacciato Saimo Biliotti, al primo mandato, per riciclare Roberto Valente (e confermare Ovidio Paladini e Mariano Salvadori), ormai impresentabile all’Epg. Alla fine l’unico vincitore è lui, non è da tutti conquistare un’altra presidenza, che certo non sarà facile da gestire, dopo 16 anni consecutivi di guida di una partecipata. Tanto di cappello, chissà cosa ha in mano, lui che già riscuote una pensione da ex impiegato comunale, per tenere sotto scacco Bonifazi e compagni.
Il voto. Alla fine è stata una “guerra fra B”, con il solo Giuntini (Montieri) a spaccare il fronte... alfabetico. Così oltre a lui Bonifazi (Grosseto), Baldi (Follonica), Bai (Massa Marittima) e Bizzarri (Scarlino) hanno affondato Biliotti. In sostanza tutta la zona nord più Grosseto. Gli altri Comuni, di centrosinistra o centrodestra, hanno manifestato tutti il proprio disaccordo, chi votando contro (Roccastrada, Arcidosso, Castel Del Piano), chi astenendosi (Civitella), chi uscendo al momento del voto, cioè tutti gli altri, insieme alla Provincia. E pensare che non più di qualche settimana fa, tutti i Comuni all’unanimità, avevano approvato il bilancio dell’azienda e anche gli indirizzi operativi per il prossimo triennio, dando un giudizio positivo sull’operato del Cda. Non per nulla, dopo il voto, lo stesso Biliotti ha chiesto di conoscere il perché della scelta e un ulteriore giudizio sul suo operato. «I motivi sono solo politici» ha chiarito l’assessore Monaci, di Grosseto.

La trattativa. Già martedì era emerso il patto fra Comuni, che le malelingue vogliono orchestrato dall’onorevole Luca Sani e dal segretario dell’Unione Comunale, Massimo Alessandri, oltre a una parte del Pd legati a vecchi schemi di fare politica. Un patto trasversale, che va al di là delle mozioni, ma che adesso rimette in gioco tutti gli equilibri. Per evitare la spaccatura si è tentato di tutto, soprattutto da parte di Leonardo Marras, fino ad un ultimo incontro ieri mattina. Nessuna conferma ufficiale, ma la proposta era di rinviare di una settimana, per trovare la quadratura o, in subordine, di congelare per un anno il vecchio Cda, in modo da superare congresso (a settembre) e amministrative (a primavera 2011), che ora saranno più difficili di una marcia in un campo minato. Niente da fare, i 5 Comuni sono andati avanti da soli, forse pensando di poter gestire il futuro in autonomia.
Gli scenari. Ora nel Pd è il caos e nei prossimi giorni il segretario regionale Andrea Manciulli ha convocato tutti a Firenze per un chiarimento. Lo stesso Marzio Scheggi, con una nota (a lato, ndr) fa trasparire il proprio disappunto. È chiaro che, prima di tutto, questo voto è stato uno schiaffo a Leonardo Marras, che qualcuno accusa di aver preso troppo potere, diventando il referente politico in provincia. Ma sconfitti lo sono un po’ tutti. In particolare lo è Eleonora Baldi, che dopo aver scritto il 27 aprile una lettera (a lato, ndr) in cui faceva appello a tutti di andare ad una scelta condivisa, ha agito in modo opposto. Ha da fare a breve una variante per le modifiche sostanziali fatte al progetto del parco centrale (Piuss finanziato dalla Regione), sarà curioso vedere come pensa di farla passare in Provincia. C’è il rischio anche che perda il finanziamento. Ma lo è anche Emilio Bonifazi, che era già certo di essere il candidato unico alle prossime amministrative, e che invece dovrà passare per le primarie, visto che l’area democratica avrà di sicuro un proprio candidato (e uno anche per il segretario provinciale) e non se ne esclude un altro, sorretto dalle associazioni, Cna in testa.
Le aziende. Perché un’altra frattura si apre nel mondo imprenditoriale. La Cna aveva in Biliotti il proprio referente, ma anche Confartigianato e la Camera di Commercio erano per la sua conferma. Difficile che, in questo quadro, appoggino nuovamente Bonifazi.
L’Epg. Intanto per il 30 giugno è stato convocato il Cda dell’Epg, che deciderà la data dell’assemblea. E anche qui, dove pare deciso Vinicio Donnini, è di nuovo tutto in gioco.