IL GIORNALE
TOSCANA, O SI CAMBIA O È DECLINO
La Toscana è a un bivio: o cambia marcia immediatamente o sprofonda in un declino fino a pochi anni fa semplicemente impensabile. Un declino che risente della crisi economico- finanziaria di livello globale, certo, ma che nella nostra regione risulta accentuato dalla mancanza di una strategia e dalle scelte non effettuate da giunte di centrosinistra. Lo certifica non soltanto l'Irpet, quanto soprattutto la ricerca presentata due mesi fa congiuntamente da Confindustria Toscana e Unioncamere regionale che hanno fotografato quanto segue: mentre in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia la ripresa potrebbe realizzarsi nel 2013, in Toscana non accadrà niente prima del 2018. Ecco perché una svolta è almeno auspicabile. Edopo l'ufficializzazione di Monica Faenzi comecandidato del Pdl, iniziano davvero a vacillare le certezze, sin qui granitiche, della sinistra. Nelle ultime ore, dopo l'ennesimo scandalo urbanistico che vede coinvolti tra gli altri l'assessore regionale Cocchi e il consigliere Parrini entrambi Pd, oltre agli amministratori di Barberino, è infatti riesplosa la questionemorale interna alla sinistra. Il governatore uscente, Martini, ha preso le difese del suo assessore. Cocchi stesso ha rivendicato con orgoglio il fatto che nessun esponente della sinistra sia mai stato condannato. Rossi invece si è affrettato a prendere le distanze, annunciando una sorta di codice “morale” per sgomberare il campo da ogni equivoco. Lo ha fatto per convinzione, certo, ma anche e soprattutto per cercare di mettere un cerotto all'alleanza di sinistra che già minaccia strappi, laceranti, su temi caldi come il Cie e il rigassificatore di Rosignano. Una mossa tattica, quella di Rossi, che tradisce il nervosismo di chi si sentiva già arrivato prima di partire. L'atteggiamento tipico di chi, come Rossi, non ha avuto neppure bisogno delle primarie. Sonoi prodromi diunconfronto elettorale tra l'unica vera novità rappresentata da Faenzi per il Pdl e il vecchio che avanza ovvero Rossi per il Pd. In questi due mesi che ci separano dalle elezioni saranno sempre più marcati i distinguo tra i due schieramenti. Vediamo perché. Sugli immigrati non ci sono equivoci: Rossi difendeuna legge regionale rabberciata e frettolosa che basa il proprio impianto su norme già attuate (cioè copia quanto è già in vigore) e aggiunge la possibilità di varare una vera e propria “card sanitaria” per cure non urgenti in favore dei clandestini, il tutto ovviamente a carico del contribuente. Unascelta,questa,che rischia di diventare una calamita per tutti quelli che, entrati illegalmente in Italia, potrebbero trovare proprio in Toscana un Eldorado. Positiva invece l'apertura di Rossi nei confronti di un Centro di identificazione ed espulsione, più volte proposto dal governo Berlusconi e sempre respinto al mittente dalle vestali della sinistra che continuano a confondere accoglienza e dignità. Cosa vuol dire accogliere: accettare che in Toscana vivano migliaia di persone senza un tetto e un pasto, senza un lavoro e di conseguenza destinate a ingrossare le fila della malavita attraverso la vendita dei falsi, così come altri reati dettati dalla legge della sopravvivenza? Ben diversa la posizione di Faenzi che non solo rivendica con orgoglio l'iniziativa ribadita di recente dal ministro Maroni sul Cie, ma sottolinea la necessità di questo centro anche per evitare che le forze dell'ordine siano costrette a trasferimenti al limite delle possibilità per accompagnarei clandestini ai Cie già operativi in quasi tutta Italia. Questione sanità.Èil tema forte di Rossi in queste ore. Ed è su questo che frana il suo impianto strategico. Il candidato del Pd, infatti, cerca di presentarsi come il “nuovo” quando invece da dieci anni è stato al fianco di Martini. Conunruolo primario. Perché la sanità è il settore dominante dell'economia regionale considerando che assorbe circa il75% del bilancio e interessa circa centomila lavoratori tra dipendenti e indotto. Tradotto in numeri concreti, significa che Rossi ha amministrato direttamente da un minimo di 5.8 miliardi a unmassimo di 6.8 miliardi di euro ogni anno. Sotto il profilo dei conti nulla da eccepire, come ha ricordato anche il ministro Tremonti. Sulla qualità del servizio invece si possono riempire intere paginate di giornale. Qualche esempio. Il sistema sanitario toscano brilla per efficienza soprattutto grazie alla formidabile dote rappresentata dal volontariato che sopperisce a inevitabili carenze di tipo organizzativo e logistico. Le liste di attesa continuano a vivere di tempistiche vergognose: per un'operazione di ernia o una protesi d'anca serve oltre unanno, peruna risonanza post-incidentale ci si limita, si fa per dire, a centoventi giorni su tutto il territorio regionale. Si sono costruite realtà come le Società della salute che hanno funzionato soprattutto per distribuire poltrone. Ci si fa vanto di una sperimentazione che dal 2002 a oggi non è riuscita a chiudere la partita dei quattro nuovi ospedali della Toscana, tanto che tuttora neppure si sa dove realizzare quello di Massa Carrara. Rossi è bravo a clonare le frasi citate da categorie e industriali che invocano “un passo diverso”. Peccato che per il rinnovo del contratto degli operatori della sanità privata siano stati necessari quarantotto mesi e che i nove milioni necessari siano spuntati, come per incanto, a sessanta giorni dal voto. Ecco perché l'elettorato attende con grande interesse le proposte del centrodestra che proprio su questo tema ha obbligato l'assessore uscente – oggi candidato governatore – a una seduta straordinaria del consiglio regionale che si terrà domani. Ma il tema più delicato, sul quale si gioca non tanto la presidenza regionale, quanto il futuro stesso della Toscana, resta quello delle infrastrutture. Continuiamo a pagare un gap ventennale cui solo il recente accordo tra governo Berlusconi e giunta Martini (diecimiliardidi investimento nei prossimi sei anni) sembra poter porre rimedio. Per dare il via libera al Corridoio Tirrenico sono serviti quarantasei anni. Da oltre un decennio si continua a parlare di sistema integrato tra gli aeroporti di Pisa e Firenze, senza aver mai realizzato niente di concreto. Per raggiungere Pisa occorrono almeno ottanta minuti, per andare a Bologna ormai ne bastano trentacinque. La scelta appare tracciata, non solo per i fiorentini ma anchee soprattutto per chi abita nell'hinterland e nel Pratese. È su questi temi che si gioca il futuro dell'impresa, dell'occupazione, della questione sociale. Finché la miopia dominante non focalizzerà il problema, la Toscana continuerà ad arretrare. In unmondosempre più competitivo l'immagine cartolina dei Colli senesi, dell'arcipelago toscano, delle città d'arte sta svanendo. Èsuquesto che la giunta Martini, nella quale Rossi è stato uno dei grandi protagonisti, ha completamente fallito. Tra Firenze e Prato si sviluppa oltre il45%delpil regionale, qui risiede il 41% dei toscani. Non è una questione di visione Firenze-centrica del governo regionale,maunanecessità del territorio. Basta con le ambiguità, basta con i tavoli regionali, basta con l'urbanistica gestita dai soliti noti come specificano le inchieste su Campopoli, Castello, Barberino e il caso Quadra. Serve davvero una svolta. L'elettorato stavolta non ha alibi: o volta pagina o decide di mantenere lo status quo cheporta al declinocomehacertificato persino l'Irpet.
Gianluca Tenti
