martedì 9 febbraio 2010

Il Pdl accusa: «Sanità toscana, troppe ombre dietro gli spot».

Il Pdl accusa: «Sanità toscana, troppe ombre dietro gli spot»

#FIRENZE Basta spot, la sanità toscana non può essere legata solo almito della parità di bilancio, ma deve essere analizzata anche in quelle parti (e sono molte) che non funzionano. È il concetto alla base degli interventi degli esponenti del Pdl al consiglio regionale straordinario sulla sanità, che si è tenuto ieri per affrontare gli ultimi gravi casi che si sono verificati in Toscana e fare una valutazione generale. «Diamo a Rossi quel che è di Rossi - ha detto Alberto Magnolfi, capogruppo Fi- Pdl -manonci stiamo a costruire un monumento al sistema, perché ci sono gravi lacune. Chi loda, spesso legge solo i numeri e magari lo fa da lontano, ma chi è sul territorio capisce bene che la sanità toscana dovrebbe essere umanizzata e sburocratizzata. La politica dovrebbe fare un passo indietro per mettere al centro la burocrazia ». Roberto Benedetti, capogruppo An-Pdl, ha sottolineato che «la correttezza finanziaria è certamente importante, ma nonpuòessere sinonimodi efficienza, qualità e, soprattutto, umanità. Serve, sempre più urgentemente, un deciso cambiamento culturale e organizzativo, che riconosca e persegua la centralità delle persone rispetto all’apparato ». Per Anna Maria Celesti, consigliera Fi- Pdl e vice presidente della commissione sanità, «basta poco per rendersi conto che il successo del pareggio contabile altro non è che una raffinata operazione di tagli dietro cui si nascondono, e nemmeno troppo bene, una serie di disfunzioni e disservizi generati proprio dalle necessità di contrazione contabile ». Tra i temi più evidenti, le liste d’attesa: «La soluzione non è certo nell’accorpamento delle agende chirurgiche. La lista unica risponde sì al bisogno di trasparenza,manonaffronta alla radice una piaga drammatica della sanità toscana. Occorre aprire le sale operatorie per almeno 12 ore al giorno e garantire un numero di posti letto e di personale congruo alle reali esigenze, con incremento delle risorse umane». Marco Cellai (An-Pdl) ha sottolineato come il consiglio straordinario si sia reso necessario per verificare in sede istituzionale il funzionamento della macchina. E per questo ha sottolineato i casi nei quali ci sarebbe bisogno di un’inversione di rotta: «Dal Cto, per cui si deve arrivare al commissariamento, alle vicende dei buchi dell’Ars e del Cspo, sostituito dall’Ispo ad oggi inefficace, dagli Estav fin qui significativi solo per il loro costo ai nuovi ospedali provinciali ancora al blocco di partenza. Sono necessarie meno passerelle e più riflessione ». Angelo Pollina (Fi- Pdl) ha osservato: «Se è vero che è stata riconosciuta la buona gestione dei costi della sanità in Toscana, bisogna altresì capire come si è giunti a questo pareggio». Rossella Angiolini (Fi-Pdl)ha osservato, per esempio, che «in territori montani, di difficile accesso e scarsamente popolati come la Valtiberina e il Casentino si sono chiusi punti ospedalieri importanti senza sostituirli con presidi socio assistenziali. I cittadini, e soprattutto le famiglie con anziani, sono stati lasciati soli, senza risposte e senza servizi». Leopoldo Provenzali (Fi-Pdl) ha aggiunto che «i cittadini della provincia di Livornononpossonodirsi soddisfatti per la gestione della Asl 6, un mix di stagnazione, sprechi, assegnazioni di incarichi». Secondo Giuliana Baudone (An-Pdl) bisognerebbe affrontare i problemi quotidiani che affliggono le famiglie che hanno in casa pazienti che non possono muoversi «e che devono affrontare ostacoli e lungaggini inimmaginabili, quando invece si dovrebbero applicare metodi che vengano loro incontro, come la consegna dei referti a domicilio». «Un approccio ragionieristico, che non consente al sistema di dare risposte sul territorio », è la valutazione di Stefania Fuscagni (Fi- Pdl), che ha puntato il dito sulla vicenda del Sant’Antonino di Fiesole, «diventato, a distanza di quattordici anni, un luogo di non senso». Se le liste d’attesa sonounproblema, hadettoAngela Notaro (An-Pdl), la colpa è delle «scelte politicheamministrative. Ad Arezzo fino a 140 giorni per l’ecografia all’addome e la colonscopia, fino 170 giorni per la mammografia, fino a 100 giorni per la Tac con contrasto, sono dati che parlano da soli». MarcoCarraresi, capogruppo Udc, ha osservato che«sononumerosi gliimpegni rimasti incompiuti e alcune soluzioni presentano evidenti elementi di inadeguatezza ». Tra le situazioni incompiute, Carraresi ha elencato l’integrazione delle università toscane, gli Estav, il potenziamento dei presìdi ospedalieri delle Asl per le attività specialistiche di base, la realizzazione dei quattro ospedali provinciali.#